Copertina articolo Il metodo Belgrado

Un trattamento multidisciplinare contro il linfedema

Nuovi approcci contro il linfedema

Il metodo Belgrado è un trattamento multidisciplinare contro il linfedema in cui si abbinano tecniche manuali di linfodrenaggio ad un bendaggio compressivo e all’attività motoria (individuale o in gruppo).
La metodologia consente di aumentare il deflusso linfatico e di conseguenza di diminuire l’entità dell’edema; una volta raggiunto l’obiettivo della massima riduzione, è possibile confezionare il tutore compressivo (manica o calza) da indossare quotidianamente per evitare eventuali recidive.
I diversi tipi di bendaggio vengono realizzati e utilizzati seguendo i principi di fisica, fisiologia e fisiopatologia del sistema linfatico.
Caposaldo del trattamento, l’efficacia del bendaggio multicomponente è validata dagli studi effettuati che ne hanno dimostrato il potente effetto in termini di riduzione dell’edema e del mantenimento di tale riduzione.
Dopo l’applicazione del bendaggio o con il tutore compressivo viene eseguita l’attività motoria che ha lo scopo di incrementare la variazione di pressione esercitata dalla contrazione muscolare sui vasi linfatici.
La presa in carico della persona affetta da linfedema prevede una serie di valutazioni strumentali e cliniche che sono necessarie per una stima della patologia.

La valutazione clinica

Si osserva il paziente in ortostasi (posizione eretta) e clinostasi (posizione distesa) per controllare il colore della cute e i suoi cambiamenti in risposta alla forza di gravità.
Si passa poi all’osservazione della cute, verificando il segno della fovea, che sarà positivo se resta una depressione sulla cute – che indica la presenza di una componente fluida libera e viene definito prevalentemente venoso (es. trombosi venosa profonda) di recente insorgenza; sarà invece negativo se la depressione scompare subito dopo aver tolto il pollice. In quest’ultimo caso indica un edema con componente fluida ben organizzata, prevalentemente linfatico. Si tratta cioè di un edema di lunga data in cui le componenti elastiche sono state sostituite da collagene.
Si opera una distinzione tra territori funzionali e non funzionali per individuare il trattamento corretto da eseguire.
Il linfodrenaggio sarà necessario nei territori funzionali in modo da scatenare processi biologici che generano una rete di linfatici iniziali. È importante ribadire che Il linfodrenaggio non è preventivo sul linfedema, ma solo terapeutico.
Nei territori non funzionali si eseguirà invece il bendaggio che sposta i fluidi in un altro territorio, creando il passaggio tra le cellule nelle matrice extracellulare e spostando la linfa nei collettori.
Come già anticipato, non si previene il linfedema con il linfodrenaggio ma è possibile diagnosticarne precocemente lo sviluppo; compito del fisioterapista è monitorare nel tempo i pazienti.
In merito al linfedema secondario è importante sapere che esistono esami che possono individuarlo come linfofluoroscopia e capillaroscopia.
Formicolio, senso di pesantezza o sensibilità alterata: chi ha questi sintomi deve essere monitorato nel tempo per fare un’educazione terapeutica preventiva che preveda di imparare l’automassaggio, drenare i linfonodi con la pallina morbida e curare la pelle con un’adeguata idratazione.
Come dichiara il Professore Jean Paul Belgrado, “padre” del trattamento multidisciplinare, “la prima chiave è chiudere il rubinetto, la seconda è portare via e la terza è capire che l’edema è un mondo, perché il linfedema è un tessuto, non è solo liquido, ma pelle, grasso, collagene.

Attività motoria

L’attività motoria deve diventare uno stile di vita perché in presenza di linfedema è indispensabile mante-nere ad un buon livello il tono muscolare e la mobilità articolare.
Evitando gli sport ad elevato rischio di traumi per non aggiungere potenziali infiammazioni in un’area già vulnerabile, è possibile praticare altre attività utilizzando obbligatoriamente il tutore compressivo durante gli allenamenti: Il tutore va tolto solo dopo aver raffreddato adeguatamente l’arto per evitare una vasodilatazione senza compressione.
Da prediligere tra le attività sportive quella in acqua, magari indossando una muta, soprattutto se comprensiva di esercizi a varia profondità per modificare continuamente la pressione esercitata sulla pelle.
L’obiettivo fondamentale di ogni esercizio è drenare i linfonodi con movimenti in tutti i piani dello spazio.

Esercizi da fare a casa

Per l’arto inferiore:
seduti su un pallone da pilates (diametro circa 60 cm): spostare il peso del corpo in tutte la direzioni mantenendo i piedi adesi al pavimento (es. usare il pallone come sedia se si deve stare al computer: la variazione di pressione esercitata sulla superficie d’appoggio drena il perineo e le gambe saranno meno gonfie).

Per l’arto superiore:
posizionare una pallina morbida nel cavo ascellare, quindi muovere la spalla avvicinando le scapole
Pallina media (diametro 15 cm. circa): mantengo la mano sulla palla e eseguo una flesso-estensione del braccio facendo scorrere la palla sul tavolo.

Condividi questo contenuto

Articoli della stessa categoria: