La Fenice che risorge dalle proprie ceneri – La storia di Barbara

27 novembre 2013 è il giorno in cui la mia vita cambiò, è il giorno in cui persi due pietre d’angolo che reputavo, erroneamente, i capisaldi della mia vita.

Al mattino feci una normale mammografia di controllo ed il medico, un po’ superficiale a mio parere, mi disse che c’era qualcosa da controllare, e che non essendo cosa di cui preoccuparsi troppo potevo scegliere fra un ago aspirato la settimana successiva, o un controllo “serrato” dopo tre mesi.

Al pomeriggio ebbi una riunione al lavoro, d’urgenza, con i miei capi milanesi atterriti perché, senza alcuna avvisaglia, la ditta che ci appaltava il lavoro aveva deciso di chiudere la filiale di Padova.

Eccomi qui  oggi, assidua e costante frequentatrice dalla primavera del 2015, della sede dell’Associazione che, attraverso il supporto psicologico, mi sta aiutando ad Accettare e a Ricominciare, come la Fenice che risorge dalle proprie ceneri.

L’altro giovedì ho incrociato, in sede, la Sig. Tanzella che mi ha chiesto di scrivere la mia testimonianza, vi dico già che questa è la seconda versione, se non la terza! Raccontarvi di me, mi ha messa in difficoltà, infatti in prima battuta avevo fatto la cronologia del mio tumore, un elenco di visite, terapie ed  operazioni, speranze e delusioni. Ma quello che vi voglio raccontare, invece, è la storia delle persone che ho incontrato da quando è il mio personale cammino interirore. Premetto che mi sento molto fortunata, in quanto non mi sono mai sentita sola durante i momenti più bui della malattia, infatti ho sempre potuto chiamare qualcuno, con la disponibilià per ascoltarmi. Nella vita, prima, ero abituata ad accorgermi degli imprevisti nefasti, ma difficilmente coglievo le sorprese, questa invece vuole essere una storia di sorprese, di lieti eventi.

Quando facevo la chemioterapia mi mettevo le cuffie e ascoltavo a palla radioDJ, era il sistema migliore per isolarsi dalle chiacchiere petulanti, che talvolta sono inevitabili. Un giorno notai una donna meravigliosa, elegante, raffinata e bella (sono una sostenitrice della teoria che “la bellezza salverà il mondo”), e come me anche lei aveva voglia di parlare di altro, siamo così diventate amiche, io raccontavo di mia figlia e lei dei suoi figli ormai grandi, finita la terapia ci sentivamo per telefono, finché lei è partita. Ma sua figlia, con la quale avevo scambiato al tempo, poche parole è diventata una mia carissima amica, noi veniamo da mondi diversi ma siamo profondamente legate, unite da un affetto sincero ed intenso.

Successivamente, il mio soggiorno all’ospedale per la mastectomia, l’ho condiviso con una donna meravigliosa, penso che mio papà, di lassù, me l’abbia messa in stanza perché sapeva che avevo bisogno di una compagna come lei, abbiamo passato solo due notti insieme, ma che notti! Ci siamo raccontate le nostre vite, le speranze, le paure, i sogni infranti e gli affetti con onestà e sincerità, quale dono meraviglioso essere diventate amiche.

Nella mia storia, ci sono molti altri gesti di affetto, che spesso mi hanno dato la forza di andare avanti, non pensiate che sia vissuta in un mondo senza sgarbi, amarezze, delusioni, rabbia e sconfitte, ce ne sono state tante e profonde, ma quello che ho imparato, quello che ho voluto cambiare nella mia esistenza è lo sguardo sul mondo, è la voglia di soffermarmi sul bene che mi circonda, tralasciando il resto. Non sempre ci riesco, ogni tanto ho qualche ricaduta nella vecchia Barbara, ma quando mi capita, cerco di correggere il tiro e ripartire dalla nuova pietra d’angolo.