Progetto Martina – le testimonianze

Quando sono i medici più giovani a parlare di prevenzione – L’informazione di Volontà di Vivere, febbraio 2020

La testimonianza degli specializzandi della Clinica Urologica dell’Azienda Ospedaliera di Padova

Ludovica Durante
Noi specializzandi di Urologia presso l’Azienda Ospedaliera di Padova collaboriamo ormai da qualche anno con l’Associazione Volontà di Vivere per il Progetto Martina, un progetto finalizzato a sensibilizzare gli adolescenti verso malattie gravi, per cui una corretta prevenzione o saper riconoscere i primi sintomi precocemente possono fare la differenza.
Collaboro attivamente al progetto da due anni. Trattare con adolescenti temi delicati quali il tumore al testicolo o la torsione testicolare non è affatto facile sia per la scelta di parole incisive ma al contempo non troppo “spaventose”, che per la necessità di cogliere la loro attenzione con linguaggio informale e con tutti i mezzi disponibili per creare tra me e loro un rapporto colloquiale affinché non sia vista come l’ennesima docente noisa, i cui appunti vengono cestinati alla fine dell’ora, ma come un fratello maggiore, in grado di dispensare consigli utili e con cui si può parlare senza “vergogna”.
Ho recentemente avuto modo di visitare ragazzi che, con questi incontri, sono riusciti a “dare un nome” a segnali che avevano notato da tempo, ma che non sapevano come interpretare.
Considero il Progetto Martina un metodo rapido ed efficace per sensibilizzare i ragazzi alla prevenzione, nonché imparare a conoscere il proprio corpo ed i segnali che trasmette e sapere quando è il momento di chiedere l’aiuto del genitore o del medico.

Lisa Barbieri
Tengo molto a questo progetto per diversi motivi e sarebbe banale affermare semplicemente perché la prevenzione primaria e secondaria sono estremamente importanti per una diagnostica precoce, che in genere si correla bene con una buona prognosi ed elevata percentuale di guarigione.
Tengo al progetto perché come amica so cosa significa vedere la paura negli occhi di chi affronta un intervento per sospetto di tumore al testicolo, non tanto per l’intervento in sé, ma per la diagnosi finale che potrebbe cambiare radicalmente la vita della persona. Tengo molto al progetto perché come medico so cosa significa tirare un sospiro di sollievo quando leggo un esame istologico favorevole, mentre so cosa andrà incontro il Paziente quando l’esame istologico non sarà così favorevole. Tengo al progetto perché spero di far capire che facendo finta di niente o pensare che quel problema non potrà mai capitarti se non lo vai a cercare, non è il modo giusto di comportarsi. “Nascondere la testa sotto la sabbia”, purtroppo, non ti allunga la vita se hai un tumore al testicolo. Per tutti questi motivi dedico parte del mio tempo per informare e formare ragazzi e ragazze, con la speranza che non solo applichino i consigli che i miei colleghi ed io forniamo, ma anche che diffondano essi stessi le informazioni apprese a più persone possibile.
La potenza dei propositi che ci poniamo con questo progetto penso sarebbe di portata inimmaginabile se veramente tutti i ragazzi iniziassero ad applicare i consigli che comunichiamo, ma sono dell’idea che purtroppo ci sono ancora molte lacune, soprattutto da parte dei genitori che per primi dovrebbero intuire l’importanza della prevenzione.
Purtroppo nella pratica clinica sono ancora troppi i casi di tumore del testicolo avanzato anche se, orgogliosamente, ogni tanto mi capita qualche ragazzo che si è accorto in tempo della neoformazione con l’autopalpazione. Tale percentuale è purtroppo ancora una minoranza ed è per questo che dobbiamo impegnarci ancora molto in questo progetto.

Francesca Mitzman
Sono specializzanda del terzo anno di Urologia, partecipo al Progetto Martina dal mio primo anno. Mi è sempre piaciuto lavorare con i ragazzi ed ho sempre trovato molto stimolante interagire con i piu’ giovani. Mi sono trovata subito molto bene con le organizzatrici del Progetto Martina, di cui voglio lodare la gentilezza e disponibilità in tutti gli incontri ai quali ho partecipato. Rendono molto chiaro il messaggio che vogliamo portare sul territorio e si sforzano di contattare il maggior numero di scuole possibile.
L’attività di divulgazione e prevenzione che facciamo è un’opportunità per noi di restituire le nostre conoscenze a chi ne può trarre più beneficio e soprattutto fare palestra di comunicazione: ci vuole un’accurata scelta di parole e il piglio giusto per catturare e mantenere viva l’attenzione di 50 studenti su argomenti non molto popolari quali sono il cancro e le altre malattie di cui cerchiamo di informarli. Secondo me tutti noi specializzandi dovremmo partecipare almeno un paio di volte, per staccarci dall’ambiente istituzionale dell’ambulatorio o della corsia dove siamo abituati ad un certo linguaggio e ci sentiamo protetti nel nostro camice e nel nostro ruolo. Davanti alle classi di adolescenti con le nostre vesti civili è tutta un’altra storia! È anche un’occasione per noi di confrontarci con i nostri colleghi delle altre specialità, che come noi fanno informazione su argomenti che colpiscono i giovani e di cui i giovani non hanno spesso coraggio di parlare. Ognuno ha il proprio modo di affrontare l’argomento, che puo’ suscitare imbrazzo o scompiglio tra gli studenti: trovarsi al fianco due colleghi spesso coetanei può essere rassicurante.

Francesca Barcaro
Quando mi è stato proposto di partecipare al progetto Martina, qualche mese fa, ho aderito con entusiasmo, convinta che la prevenzione e la formazione tra pari (o quasi, vista la poca differenza di età) siano tra i metodi più efficaci al giorno d’oggi per diffondere cultura ed informazione. Rapportarsi con giovani adolescenti, presentando loro tematiche d’interesse medico in modo semplice ed esaustivo, senza annoiarli o spaventarli, non è stato affatto facile. L’esperienza è stata per me molto stimolante e gratificante, specie assistendo alle numerose domande rivoltemi e ai dibattiti iniziati dopo l’esposizione degli argomenti più delicati. Mi auguro che questa piccola goccia nel mare possa aiutare anche uno solo dei ragazzi che ho conosciuto.

La testimonianza degli specializzandi della Clinica Ginecologica dell’Azienda Ospedaliera di Padova

Quando ci è stata proposta la possibilità di collaborare al Progetto, abbiamo subito dato la piena disponibilità a parteciparvi: siamo tutti noi dell’opinione che un contatto ravvicinato e confidenziale con i giovani sia il primo passo verso un’informazione intelligente. É infatti fondamentale una conoscenza consapevole da cui, anche i più (giustamente) inesperti possano trarre beneficio, correggendo da subito e con coscienza i comportamenti “sbagliati” o, quanto meno, riconoscendoli. Riteniamo che il dialogo con persone la cui differenza di età non sia così marcata riesca ad abbattere una lecita forma di imbarazzo nel discutere tematiche come quella dei rapporti sessuali, o nel parlare di argomenti di cui ancora si sa poco e che spesso viene percepito come “estraneo e lontano” dalla giovinezza, come i tumori. Dal nostro punto di vista, sono state sicuramente chiacchierate molto stimolanti, importanti anche per la nostra professione, per la nostra etica e per tutto ciò per cui ci battiamo ogni giorno. Viviamo questa esperienza con partecipazione, considerando ogni campagna di sensibilizzazione per la promozione della salute come parte imprescindibile del lavoro che abbiamo scelto per la vita. Le difficoltà incontrate riguardano soprattutto la capacità di trovare un giusto compromesso tra la serietà e l’informalità dell’approccio ai ragazzi, nonché la capacità di catturare la loro attenzione e trasmettere concetti chiari ed efficaci. Inoltre, è più che comprensibile un po’ di soggezione iniziale, che in molte occasioni è stata peraltro superata stimolando i ragazzi con domande e riportando esempi che ci vengono forniti dall’esperienza quotidiana in Clinica. Ad ogni modo, abbiamo ricevuto diverse mail dopo i vari incontri, il che dimostra un grande interesse e soprattutto una grande curiosità da parte di tutti i ragazzi che abbiamo avuto la fortuna di conoscere.Le carenze a livello di informazione derivano soprattutto da una scarsa conoscenza della materia, nonché del proprio corpo. Notiamo, ad esempio, come le giovani pazienti siano spesso poco orientate sulle importantissime metodiche di screening, come il pap-test; oppure poco informate sull’esistenza di diversi e nuovi vaccini contro l’HPV (causa del tumore della cervice uterina) utilissimi come metodica di prevenzione della diffusione dell’infezione anche nel mondo maschile.Ricordiamo anche l’utilità del saper eseguire autopalpazione del seno, quale primo step nella diagnostica del tumore mammario, metodica assolutamente semplice, quasi banale nella sua esecuzione, ma di una grandissima importanza. Per non parlare dei diversi metodi di contraccezione, come e quando usarli. Grazie a questa esperienza abbiamo potuto constatare che la dimestichezza e la disinvoltura con la quale gli adolescenti si approcciano alla sfera sessuale è sicuramente apprezzabile, perché piena di entusiasmo, di voglia di scoprire e di vivere, come è giusto che sia alla loro età! L’entusiasmo è la macchina motrice dell’avanzare, del crescere, del diventare Donne e Uomini. Noi speriamo di aver inserito quel pizzico di consapevolezza che aiuta a discernere fra un comportamento entusiasta, positivo, coinvolgente e uno spregiudicato. È stato per noi molto importante notare come sia effettivamente vissuta con apprensione dai ragazzi l’esposizione al rischio tumorale connessa ai comportamenti della vita quotidiana e delle pratiche sessuali, perché la prevenzione è spesso la vera arma che fa da padrone.
Questo ci spinge ancor più a credere in questo Progetto e nell’influenza che questo può avere tra i giovani.  

Matteo Andolfatto, Filippo Zemin, Sofia Volpato, Mattia Zambon, Davide Coldebella, Alberto Zanella, Margherita Zago, Marta Grinza, Livia Xhindoli, Marianna  Marzoli, Giovanna Chin, Laura Vettor, Marianna Ciancia, Sofia Bigardi, Alessandro Daminato, Gabriella Scaltrito, Giovanni Buzzaccarini, Giulia Bighelli, Pierpaolo Zorzato, Silvia Tai, Anna Russo, Landry Tama, Marta Bonaventura, Matteo Tamagnini.